Fino a qualche tempo fa il trend marciava in direzione completamente opposta a quella odierna per quanto riguarda gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate. Infatti, secondo la Corte dei Conti, fino al 2015 la media di controlli alla persona era ogni 40 anni circa, un evasore quindi aveva tutto il tempo di lucrare serenamente, accumulare capitali e farsi, in poche parole, i fatti suoi.
Le cose sono cambiate… forse
Le cose però dovrebbero essere cambiate proprio per evitare che i controlli crollassero sotto la soglia ormai raggiunta del 16%.Ma non si tratta solo di pochi controlli, quello che è stato valutato è anche la capacità di questo organo di recuperare soprattutto i capitali all’estero, cosa ben complessa e che non sempre ha dato i risultati sperati. La colpa è certamente dell’insufficienza dei funzionari. Ma come sono effettivamente cambiate le cose in funzione dell’introduzione del’amato/odiato redditometro?
Ebbene, a parere di molti le cose non sono troppo positive in quanto si è passati da un eccesso all’altro, almeno in diversi casi, se anche per andare a comprare dei tubi per aria compressa devi, se sei un’azienda, essere in grado di giustificare la spesa, ovviamente. Il problema del redditometro però riguarda più le famiglie in realtà perché sono proprio queste a dover giustificare ogni acquisto con la pezza corrispondente nel caso debbano utilizzare l’ISEE per delle esenzioni sanitarie o per la graduatoria di un asilo o per una casa popolare.
Insomma, le baruffe non mancano a quanto pare. Il problema nasce dal fatto che questo redditometro va a fare letteralmente le pulci più a chi non ha che quelle piuttosto che a chi ha davvero ingenti capitali e probabilmente nascosti all’estero. Il caso di Fabrizio Corona, rimbalzato sulle pagine della cronaca è solo uno, quello che probabilmente ha fatto più clamore data la notorietà del personaggio, ma quanti altri Fabrizio Corona ci sono in Italia?
La lettera di accertamento
Le lettere di accertamento sono iniziate ad arrivare a random da qualche mese. Niente di preoccupante in realtà, almeno per chi non ha nulla da nascondere. Infatti si tratta solo di un modo per comunicare meglio tra Agenzia delle Entrate e contribuenti. Il contribuente raggiunto dalla lettera di accertamento non deve pertanto entrare in panico ma semplicemente deve produrre la documentazione richiesta, in base al controllo di quest’ultima, l’Agenzia delle Entrate deciderà se è tutto in regola o se invece non vi sia da procedere per un confronto più diretto con il contribuente.
Insomma, inutile entrare in panico se si sa di aver fatto tutto secondo le normative.L’importante è aver conservato sempre tutta la documentazione onde evitare ulteriori problemi e seccature. Le lettere di accertamento fino a ora inviate sono diverse e interessano praticamente tutte le regioni del territorio.